Un podcast da zero a top 3 di Spotify

Il come e il perché del podcast di Alessandro Barbero

Questo articolo è l’adattamento del mio intervento al Festival del Podcasting 2019, tenutosi sabato 12 ottobre. Essendo stato pensato per essere “parlato” potrebbe risultare contorto, ripetitivo o strano in generale, nel dubbio immaginatevelo pronunciato ad alta voce.

Se non conoscete il podcast, o Alessandro Barbero, o tutti e due, ho creato una playlist di Spotify con le conferenze “essenziali”, ottime per l’iniziazione. La trovate qui.

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Se invece volete contattare il professor Barbero vi chiedo di non scrivere a me: non ho nessun contatto privilegiato con lui e non potrei far altro che raccomandarvi di scrivere direttamente a lui. Il suo indirizzo email pubblico è facilmente rintracciabile, ed è, per sua richiesta diretta, il modo preferenziale per lui per ricevere proposte di intervista, conferenza, etc.

Aggiornamento: a febbraio 2021 questo articolo riceve ancora visualizzazioni, anche se è passato un anno e mezzo dalla pubblicazione. Ho aggiornato i link qua sopra (nel frattempo il podcast ha cambiato nome), ma in generale alcuni dati, link o informazioni presenti nell’articolo potrebbero non essere aggiornati o più validi.

Prima di tutto mi presento, mi chiamo Fabrizio Mele, studio ingegneria informatica a Brescia, sono fuoricorso patologico, e tra le tante passioni sono un avido consumatore di podcast. Ne ascolto circa un’ora e mezza al giorno, e nonostante il panorama mondiale sia pressoché illimitato ho sempre il problema di “cosa ascolto dopo”.

Ma, oggi sono stato invitato qui a parlare del mio progetto, Alessandro Barbero al Festival della Mente. Ma cos’è Alessandro Barbero al Festival della Mente? Secondo alcuni la definizione di podcast è un po’ tirata, quindi l’unica cosa sicura che si può dire è che c’entra la Storia.

È una raccolta, curata, delle lezioni e conferenze che il prof. Alessandro Barbero, ordinario di storia medioevale all’Università del Piemonte Orientale, prolifico saggista e conferenziere, che collabora regolarmente con SuperQuark e Rai Storia. Nel corso degli anni il Professore (con la P maiuscola), ha raccolto un discreto seguito, che non è più così tanto discreto quando si arriva a contare quanti iscritti ci sono ai gruppi Facebook a lui dedicati o quanti fan hanno le pagine più o meno serie.

Uno dei tantissimi esempi di memesi Barberiana
Alessandro Barbero (sx) con Piero Angela (dx)

Quindi ok, lui è Alessandro Barbero. Cos’è il Festival della Mente? È un prestigioso festival, come si evince dal nome, che si tiene dal 2004 ogni primo weekend di settembre a Sarzana, in Liguria (A chi ha ascoltato Veleno di Pablo Trincia suoneranno familiari alcuni toponimi della zona). All’interno del Festival interviene, dal 2007, Alessandro Barbero, con una serie di tre conferenze (forse più lezioni che conferenze), che ruotano attorno ad un tema storico, inserito nel panorama più vasto del Festival.

Quindi, come è successo che io, studente bresciano patologicamente fuoricorso, sia finito a diventare il “curatore” di questo podcast?

Era l’anno 2015, e per ragioni di trasporti mi sono trovato a consumare podcast come il pane: 50 minuti andata, 50 minuti ritorno, ogni giorno, avanti e indietro dall’università, da solo in macchina. Tra i vari titoli che allora affollavano il mio fido aggregatore spicca quello che seguo da più tempo, dal 2010, cioè Digitalia. Ed è proprio tra i Gingilli del Giorno dell’episodio #301 (ISIS vs Copyright) che il Professore (Massimo De Santo, speaker storico del podcast) suggerisce agli ascoltatori di dare un’occhiata alle registrazioni delle conferenze del Festival.

Good point

Così, arrivo in università, apro il computer e vado a vedere cos’è sta roba. Trovo una conferenza di un tizio, tale Alessandro Barbero, che dal titolo sembra promettente: Come Scoppiano le Guerre? La guerra delle Falkland. Uno dei casi di clickbait meglio funzionanti mai visti. Cerco un feed rss, accidenti non c’è. Vabè, poco male, scarico l’mp3 sul telefono e uso il lettore musicale di Android (è stata la prima e credo unica volta che l’ho usato).

Sono rimasto stregato: forse era stato il tema, la Guerra delle Falkland che chi non ha vissuto nella cronaca, per ragioni anagrafiche, è una cosa curiosa e misteriosa. Forse era stato lo stile di Alessandro Barbero, leggero e appassionato nello snocciolare date, nomi e fatti, ironico quanto basta, al punto da fare le vocine ai lord inglesi dell’epoca (con tanto di accento posh).

Minuto 48:05, Barbero imita un lord inglese

Arrivato a casa senza troppa esitazione mi sono scaricato altre conferenze, e da lì sono entrato in una spirale che mi ha portato nel giro di un paio di mesi ad ascoltare la trentina di lezioni del Festival della Mente. E le ho anche riascoltate, periodicamente rispolverando l’odiato lettore musicale del cellulare per andarmi a risentire l’episodio sulle Falkland, o sui terrapiattisti medievali.

Passa qualche anno, e siamo nell’ottobre 2018. In un pomeriggio di noia in università (sono fuoricorso, d’altronde) e mi metto a ricercare una soluzione facile per crearmi un mio feed rss personale per ascoltare con agio le conferenze di Barbero: carico gli mp3 da qualche parte, sul mio server personale, su GitHub, non lo so, e mi creo un podcast ad uso personale così da poter avere una bella libreria ordinata di tutti i Barbero (e non dover tirare giù qualche santo al momento di ritrovare il punto in cui avevo interrotto l’audio il giorno prima).

Trovo un servizio, Anchor.fm, che promette hosting e diffusione in modo totalmente gratuito: figo, non devo neanche avere il fastidio di dover mantenere feed e hosting. Mi iscrivo, ci metto dentro un titolo carino (“Alessandro Barbero al Festival della Mente”, poco carino, molto chiaro), la prima foto di Barbero trovata sulla internet come copertina. L’intenzione è di creare una roba che serva a me, ma visto che Anchor si offre così gentilmente di inviare il feed anche a Spotify e a iTunes facciamolo, non sia mai che ci sia qualche altro pazzo che ascolta conferenze di storia in macchina o in metro.

A parte questo colpo di lucidità e pianificazione all’inizio il progetto non esiste, è una cosa fatta molto a caso, le puntate le carico dieci alla volta, all’inizio, poi ogni tanto, quando mi viene voglia (o mi ricordo) di tre in tre seguendo le “annate” del festival.

Vuoi avere un podcast di successo? Inizia con l’evitare di caricare 15 puntate in un colpo solo

Già che ci sono segnalo la creazione di questo “podcast” in un gruppo di fan di barbero (Le invasioni barberiche), sia mai che ci sia qualcuno di interessato. Piano piano sulle analitiche di Anchor (sono una di quelle persone che se ha un’analitica a disposizione la controlla cinque volte al giorno) inizio a vedere che di pazzi che ascoltano conferenze di storia in macchina ce ne sono almeno 2–300.

Arriva l’inverno, il Natale, gli esami (più che gli esami la campagna elettorale in università) e lascio un po’ perdere il tutto. Ogni tanto torno a riascoltare, a febbraio carico tre conferenze sulla Prima Guerra Mondiale. E all’improvviso, dalla sera alla mattina, i download triplicano, e sfondano la soglia dei 1000. Che strano, mi gratto la testa, c’è qualcuno che segue davvero il mio podcast. Provo a fare un’esperimento: le conferenze al Festival della Mente non ancora pubblicate hanno una qualità audio pessima, praticamente telefonica, ai limiti dell’ascoltabilità, quindi non mi va tanto di caricarle. Provo a caricare una delle tantissime conferenze che si trovano su YouTube, così mi ascolto anche quelle che di tenere aperto un video in macchina sul cellulare proprio non ne ho voglia. La chiamo “ExtraBarbero”, nella mia testa è una cosa extra, un bonus, intanto che trovo il modo di rendere più ascoltabili le conferenze del 2007.

Cross-contaminazione memetica

Man mano che carico, sempre con più frequenza, inizio a rendermi conto che più conferenze metto, più la gente ascolta, e piano piano i numeri crescono. Sopra i 1000 non è più uso personale. Si sta creando un pubblico di gente che segue e ascolta, decido di iniziare a curare qualità e regolarità.

E qui devo ringraziare Digitalia, che in anni e anni di ascolto mi hanno insegnato la lezione #1 del fare podcasting: essere regolari [nel PowerPoint a questo punto ho mostrato una slide della Marcuzzi che mangia lo yogurt, il pubblico ha apprezzato, ndt].

Nel giro di un mese, dalla fine di febbraio all’inizio di aprile riesco a convincermi che la cosa migliore da fare è pubblicare una puntata a settimana, non di più. Il workflow di produzione è ben definito: scarica con youtube-dl, ripulisci con Audacity, un colpo di compressione, uno di equalizzazione, carica e programma per la pubblicazione.

Regolarità

Il resto è storia (pun intended), piano piano il podcast ha iniziato a guadagnare trazione nelle classifiche di Spotify e iTunes, innescando un feedback positivo che portato i numeri a crescere e crescere, sempre di più .

Se avete ascoltato uno qualsiasi degli episodi del podcast potete capire l’origine di questo successo. Il professor Barbero ha la capacità di stregare, ammaliare, con il suo stile e la sua dialettica. È capace di rendere interessante ed affascinante anche un tema da pisolino in classe come la jacquerie della Francia medievale. È un’esperienza binaria: o lo adori o non lo sopporti. È ad oggi il numero di persone adoranti, letteralmente, è impressionante.

Una cosa che non ho detto è che già dall’autunno 2018, quando vedevo sulle statistiche le “centinaia” di download, io mi sono subito cagato sotto. Per levarmi ogni dubbio ho scritto al professor Barbero.

Chiunque abbia mai scritto ad un professore universitario può notare due caratteristiche ricorrenti, tipiche della corrispondenza studente-docente: la prima è la presenza nella mia email delle formule di saluto e di congedo, per quanto informali, e lo sforzo di comporre un messaggio con un certo contegno (eccesso di virgolette a parte). La seconda è la totale assenza di queste caratteristiche nella risposta del professore:

La risposta del professore

Scherzi a parte, l’email che mi ha inviato a dicembre, per quanto essenziale e dritta al punto, mi ha convinto, e continua a convincermi ogni volta che torno a leggerla, della bontà del mio progetto, e mi ha dato la tranquillità necessaria a evitare la paranoia e la conseguente eliminazione di tutto.

Non tanto per l’assenza di minacce di denuncia per lo sfruttamento indebito della sua immagine quanto per la comprensione profonda dello “spirito della rete”. La Rete è nata come forma di diffusione, innanzitutto gratuita. Non per niente quando si vuole guadagnare da qualcosa in rete si parla di monetizzazione: cioè applicare un processo che genera profitto, partendo però da una base.

La mia parte nel progetto e nel suo successo è un tema su cui ho riflettuto tanto, e su cui mi sono soffermato anche in questi giorni in cui ho preparato questo intervento. Nell’arco dei mesi sono passato da momenti di delirio di onnipotenza («wow il mio podcast è secondo della top di Spotify»), a giorni in cui sono arrivato molto vicino a rimuovere il mio nome dalla sezione “Autore” del feed. Da una parte di chi mi supporta e sopporta ci sono gli amici, le recensioni e i messaggi degli ascoltatori e dei colleghi podcaster. Dall’altra, quella di chi rema contro, ci sono io in primis, e alcuni fortunatamente isolati “hater” (con molte virgolette).

Caro, se l’avessi mandata senza Guerrillamail ti avrei anche risposto

In questa altalena a luglio ho preso una decisione, cercando di metterci un po’ più di mio nel progetto: ho deciso di fare un grosso cambiamento. Ho iniziato a registrare un’introduzione a ciascuna conferenza. Sembrerà banale, ma è stato un cambio di passo molto significativo. Tantissimi ascoltatori si sono trovati una voce sconosciuta (la mia) quando si aspettavano quella del prof. Barbero e questo ha creato reazioni positive e negative (vedi Guerrillamail sopra).

Tra i driver del cambiamento c’è stata la mia voglia di sperimentare: sono uno smanettone, volevo provare anche a fare un’esperienza “vera” nel mondo del podcasting. Una crescita personale, insomma. In secondo luogo la volontà di aumentare il mio coinvolgimento in un progetto in cui credo e su cui ho speso e spendo tanto tempo e (molto poco) denaro. Ma soprattutto per dare qualcosa in più al podcast: non più un’accozzaglia di audio tagliati ma una vera e propria raccolta curata. E la mia tesi, condivisa con molti podcaster al Festival, è che sia stata proprio l’introduzione che ha dato una maggior percezione di qualità e cura nel podcast, causando l’aumento di ascolti e iscrizioni.

Poi chiaro, mi diverto anche a farlo: https://clyp.it/gczu522g

Fare questo podcast mi ha insegnato tantissime cose. Sono un avido consumatore di podcast da anni, e ho scoperto dell’esistenza di una vastissima community italiana di podcaster, che prima conoscevo solo in superficie, ascoltando di italiano praticamente solo Digitalia e Scientificast.

Ho imparato come registrare la mia voce in modo più o meno decente, sto imparando a parlare senza incespicarmi ogni due parole. Sto imparando a leggere le statistiche di un podcast, a pormi degli obbiettivi.

Ho deciso di iniziare un nuovo podcast, tutto mio, si chiama Cheddar e parlerà di storie e curiosità utili ad interrompere le conversazioni ed infastidire gli amici a cena fuori. Magari lo porterò al festival dell’anno prossimo come podcast emergente.

Ma la cosa più importante e rilevante di questa storia non sono io, che mi sono semplicemente trovato nella posizione di avere l’idea giusta al momento giusto, ma l’efficacia di un prodotto divulgativo. Il prodotto divulgativo non è il podcast su Spotify, ma la conferenza o la lezione. Quello che ha fatto il podcast è stato esporre su un nuovo canale un contenuto già di successo: forse una cosa nuova nel mondo del podcasting italiano, ma sicuramente una cosa già vista sulla rete. Gli audio li prendo da YouTube, dove già un sacco di persone caricano i video delle conferenze, eliminando la necessità di essere di persona seduto in platea per godere di una lezione. Cercate “Alessandro Barbero” su YouTube e capirete quanto è vasto il fenomeno.

In sostanza quindi si tratta di divulgazione, che è una cosa che prima di imbarcarmi in questa avventura pensavo riservata solo alle scienze.

Chiesa Parrocchiale di Travagliato, in attesa di Barbero

Un paio di settimane fa sono stato ad una conferenza del professor barbero, per la prima volta, a Travagliato, in Provincia di Brescia. Vedere quella chiesa piena all’inverosimile, tanto che non c’era posto neanche in piedi (io ero in una nicchia che conteneva un confessionale, c’era un signore seduto nel confessionale), vedere quella chiesta straripante di gente di tutte le età mi ha lasciato spiazzato. Persino io, che non mi considero normale, non mi sarei mai e poi mai fatto 50 km al sabato sera per stare in piedi ad una conferenza dal tema “La rivolta dei ciompi di Firenze nel 1378”, eppure quella sera almeno 4–5 ragazzi che conoscevo li ho incontrati, alcuni insospettabili.

Quindi cos’è barbero oggi? un fenomeno? La risposta degli storici ad Alberto Angela? un meme?

Sono pessimo a scrivere le conclusioni, L’unica cosa sicura che mi sento di dire è che una volta che ascolti Barbero, difficilmente riesci a farne a meno.

Devo assolutamente ringraziare Giulio Gaudiano e Andrea Ciraolo, che mi hanno “scoperto” e invitato al Festival del Podcasting, nonché tutti i nuovi amici, ascoltatori, estimatori e colleghi podcaster che ho incontrato sabato. Se siete curiosi di sapere qualcosa di più sul Festival visitate il sito internet festivaldelpodcasting.it.

Ancora, scusate se la forma di questo articolo è pessima ma era un’intervento parlato. Ma se siete arrivati a leggere le note di chiusura vuol dire che non è poi così tanto male.

Studente, sviluppatore web, podcaster. Curo Il Podcast di Alessandro Barbero, apprezzo la musica più di quanto sia considerato normale — Desenzano BS

Studente, sviluppatore web, podcaster. Curo Il Podcast di Alessandro Barbero, apprezzo la musica più di quanto sia considerato normale — Desenzano BS